La caduta di Fortuna

È così umiliante non valere niente
cioè non proprio niente, ma così poco
che finisci a trovarti
tra altri più grandi di te.

E resti solo un resto, tra gli scarti
la cicca tra i binari di stazione
o delle bambole gli smembrati arti.

E senti con fastidio quelle mani
che non sanno altra forma di attenzione
che consumare in fretta il tuo domani
gettandoti ormai spenta da un balcone.

La tua vita l’hai sprecata tutta

La tua vita l’hai sprecata tutta
per quelle cose che desideravi
e che non vennero proprio
nel momento in cui volevi tu.
Invece poi arrivarono
soltanto poco dopo
ma tu ormai non c’eri più.

la poesia è quella cosa

la poesia è quella cosa

che quando la scrivi la vita ti parla

e quando la leggi la vita la senti.

la poesia è quando senti la vita parlarti.

è quando senti la vita.

Istantanee

Prima ero schzofrenico, ma ora siamo guariti.

Rosario dei versi rubati nella notte

e allora andiamo insieme nelle notti
ma seguendo entrambi vie diverse
tu riprendendo i sogni che hai lasciato
ed io seguendo le mie ombre perse
girando in tondo come i dischi rotti
che non sanno riconoscere il già dato

allora andiamo dietro alle rovine
che solo possiede chi ha un destino
andiamo insieme senza più sapere
che pure fummo accanto in altre brine
quando si congelarono i sorrisi
nel ripetersi stanco del mattino

senza sapersi, come sempre accade
come succede a tutti gli animali
dimenticando la partenza insieme
ma ricercando solo zone calde
anche se avanzi di ore minimali
che sono sufficienti per chi teme

andiamo, andammo e forse poi ci andremo
dove ci ritrovammo quella volta
che sentivamo solo i nostri morti
ripetendoci solo: vedi? io tremo
leccando i corpi per lenire i torti
a ritrovare la sostanza tolta

senza sapere come ogni bambino
che quello che è sottratto non ritorna
che non c’è niente che si ripresenti
uguale in tutto al suo primo dentino
che mordeva il capezzolo all’intento
di ricavarne infine la sua forma

per riempire l’involucro del derma
col gas leggero di tutti i palloncini
e poi mia madre che restava ferma
nutrendomi solo con il suo dolore
rivolendo gemelli i due destini
di chi nascendo sa che poi si muore.

001

001

Ormai quasi ogni giorno indosso

la vecchia felpa che mi hai regalato.

E nella lontananza io ti sento addosso

vicino a me come il tempo che è andato.

È ormai slabbrata e tutta consumata

i legami si allentano e sbiadiscono

sparisce il segno di ogni orma tracciata

e resto fermo, zitto e non capisco

ma mi rispecchio nella nostra assenza

e mi guardo scivolare dalle mani

la materia che in noi creava permanenza

che ci lasciava dirci ciao, a domani.

Me ne sto qui, dove noi stemmo insieme

a pensarti altrove e con altrui presenti

sapendo bene che non esiste un seme

che faccia rifiorire i sentimenti.

sono passati dieci minuti

sono passati dieci minuti
da che hai guardato l’ora.
pensavi fosse prima
e invece era un po’ dopo.

basterebbero anche solo
questi primi quattro versi
a spiegare come il tempo
sia solo sottrazione

sarà sempre un po’ più tardi
non avrai il tempo di dirlo
che sarà già tardi, troppo.

tu sarai sempre in ritardo
inseguendo chissà cosa
e la tomba da traguardo.


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